“Non ti può mancare qualcuno che non c’è mai stato.” È così che inizia il racconto di Fiore. Non è il suo vero nome. Lo ha scelto lei. Ha quattordici anni quando la sua vita cambia per sempre.
Un’infanzia dentro la violenza
I primi ricordi sono fatti di urla, tensioni, scatti d’ira. Fiore ha sei anni quando assiste a uno dei primi episodi che le sono rimasti impressi: la madre incinta, il padre che si arrabbia, insulti che riempiono la casa.
“Lui era aggressivo. Sempre.”
In particolare con i figli del precedente matrimonio, molto più grandi di lei. Una notte, quando aveva otto anni, il fratellastro rientra ferito dopo una caduta in bicicletta. La madre non è in casa. Davanti all’ambulanza, il padre inizia a litigare con il ragazzo. Intervengono anche le forze dell’ordine. È uno dei ricordi che Fiore conserva più nitidamente.
Dopo quegli episodi i fratellastri se ne vanno. In casa rimangono lei, la sorellina più piccola e i genitori. Il clima, però, non cambia.
Quando Fiore ha dodici anni, i conflitti sono quotidiani. Il padre è geloso, controllante. La situazione peggiora quando scopre che la moglie chatta con un uomo. Le discussioni diventano sempre più violente.
Un giorno, racconta, “Ho sentito mia madre piangere. Ho chiamato la polizia.”
Ma non è la prima volta. In un’occasione il padre riesce a convincere gli agenti che si tratti di un’esagerazione. Ma questa volta madre e figlia raccontano tutto. Vengono accolte in una casa-famiglia. Il padre trascorre un periodo in carcere. All’uscita, però, le minacce riprendono.
Il giorno che cambia tutto
La situazione familiare resta fragile. Ci sono periodi di confusione, spostamenti, assenze.
Poi arriva il drammatico epilogo: un giorno Fiore torna a casa da scuola e trova i carabinieri. Sua mamma è stata uccisa dal padre, che poi si è suicidato. Fiore e sua sorella, più piccola di sei anni, restano improvvisamente sole.
Nei giorni successivi le due bambine vengono accolte in comunità e poi affidate ai parenti materni, che rappresentano per loro un primo, fondamentale punto di stabilità. Inizia così un percorso di riorganizzazione della vita quotidiana, tra un nuovo contesto familiare, la scuola e la necessità di elaborare il trauma.
Ricostruire passo dopo passo
Qualche mese dopo vengono inserite nel consultorio locale e, circa due anni più tardi, nel Progetto Respiro, tramite la Cooperativa Sociale Koinos, partner locale del progetto.
Per Fiore inizia una fase nuova, un percorso di sostegno psicologico individuale, non per cancellare ciò che è accaduto, ma per trovare strumenti per attraversarlo.
“Non è che il dolore sparisce. Però impari a starci dentro senza che ti schiacci.”
Accanto al lavoro clinico, c’è una rete: i nonni, gli zii, la sorella. La scuola diventa un altro spazio fondamentale, un luogo dove tornare a immaginare il futuro.
Gli operatori del progetto sottolineano quanto sia decisivo offrire continuità, ascolto e punti di riferimento stabili alle ragazze e ai ragazzi che vivono esperienze traumatiche così profonde. Non si tratta solo di intervenire nell’emergenza, ma di accompagnare nel tempo, sostenendo i percorsi evolutivi, scolastici e relazionali.
Oggi Fiore riesce a seguire con regolarità i ritmi scolastici: non accumula più assenze e ha raggiunto un rendimento ottimo. Questo risultato non è solo un dato formale, ma il segnale di un equilibrio che si sta ricostruendo. La continuità nello studio rappresenta per lei una forma di stabilità e di autodeterminazione.
Ha deciso di proseguire gli studi iscrivendosi all’università. La scelta di investire nella propria formazione racconta una nuova capacità di progettarsi nel lungo periodo, un segno concreto di fiducia nel futuro.
Accanto agli obiettivi professionali, Fiore custodisce il desiderio di costruire una famiglia propria, immaginata come uno spazio diverso da quello conosciuto nell’infanzia: un luogo di rispetto, stabilità e cura. La presenza di una rete familiare solida, il supporto educativo e il sostegno psicologico continuativo si confermano elementi centrali nel suo percorso di ricostruzione.
Ed è proprio questo l’obiettivo del Progetto Respiro: non lasciare sole le orfane e gli orfani di femminicidio, non solo nell’emergenza immediata, ma anche nel tempo, attraverso interventi strutturati e multidisciplinari. È in questo spazio di continuità e accompagnamento che può nascere, passo dopo passo, una nuova possibilità di futuro.
Testo a cura di Lorenzo Flore, Responsabile Comunicazione Cooperativa Sociale Koinos
Foto: illustrazione creata da Fiore sulla sua visione dell’accaduto







